“Intervista col vampiro” di Anne Rice

C’era un volta un Re…

Mmm no…

C’era una volta un bellissimo principe… 

Mmm no…

Ok, c’era una volta un pirla, bello va bene, ricco, ok; un possidente di New Orleans dotato di piantagione di indaco, schiavi e tante carabattole. E di una madre e di una sorella tonte. E un fratello posseduto dal diavolo, santo o solo frutto di qualche incrocio tra consanguinei, che voleva andar a fare il prete perché tanto religioso ma anche tanto succube del pirla protagonista che al suo diniego si suicida (religioso un paio di palle, s’è dimenticato il concetto fondamentale che secco ti fa solo Iddio se no sciò all’Inferno a rosolare).

Immagine

Questo in pratica è l’incipit e una parte della descrizione di Luis, il protagonista del libro del titolo. Che nella New Orleans moderna (anni settanta) concede un’intervista, o meglio racconta la storia del suo divenire vampiro a un giornalista.

Racconta del suo incontro con Lestat, di come lui s’insinuò nella sua vita e di come lo trasformò con la violenza, per ottenere da Luis soldi, un tetto dove vivere per sé e il vecchio padre cieco e un futuro di ricchezza (sfruttando la capacità del nostro di fare soldi).

Non c’è iniziazione, non c’è nulla che Luis scelga in queste pagine. Lestat arriva, lo soggioga in qualche modo con la sua libertà e ne fa un vampiro, allontanandolo da tutto e da tutti. C’è da dire che Luis si lascia lentamente morire roso dal senso di colpa successivo al suicidio del fratello, quindi il vampiro arriva e lo coglie nel momento più nero.

Dimenticate i vampiri moderni, sia gli sbrilluccicosi di Twilight o quelli che popolano i telefilm degli ultimi anni: qua non c’è nulla di tutto questo ma non c’è neanche il Dracula di Stoker con il suo essere senza tempo, anzi padrone del tempo.

Questi sono esseri umani dai sentimenti e dalle paure enfatizzate, che paion non morire mai se non arrostiti per benino (e anche qua qualche volta…) dalla luce del sole o dal fuoco. Luis è esattamente il piagnone che era da umano e Lestat l’essere rancoroso e insicuro.

L’unica che è veramente senza morale è la piccola Claudia, la bambina creata dai due per motivi sbagliati, che pagherà con la propria vita la follia di un attimo.

Claudia non sa nulla perché creata troppo giovane, non può esser null’altro che una bambola vivente con la mente di una centenaria, di una donna adulta che vive sé stessa in modo totalmente differente da come il mondo e i due vampiri la vedono e infatti la sua storia sfiorando la pazzia più pura finirà in tragedia.

Spezzando il legame tra Lestat e Luis, Claudia sposta la storia nell’Europa Orientale, a caccia dei vampiri leggendari che si riveleranno soltanto esseri fallati dalla trasformazione che gli ha fatti regredire a morti semoventi, alla Parigi ricercata dei teatri e dei vampiri che ne popolano la notte.

Qui fa la sua apparizione Armand, un vampiro antico che intreccerà una sorta di relazione con Luis, che diverrà protagonista di un altro volume della storia e ritroviamo Lestat a compiere il destino di Claudia.

Secoli dopo Luis tornerà in America e qua ci colleghiamo al primo capitolo, all’intervista, e qua troveremo Lestat, in un cerchio che si chiude.

La scrittura di questo libro è fondamentalmente scorrevole, mai troppo ricca ma neppure troppo avara di particolari; forse pecca di un’ambientazione che vorrebbe più spazio, in fondo New Orleans è una città mitica e particolare per molte cose, per le mille leggende che la popolano e che si raccontano (infatti è da poco iniziato un telefilm con streghe e vampiri ambientato proprio lì, lo spin-off di The Vampire Diaries), fatti e ambientazioni che anche presi singolarmente la rendono protagonista. Ma nonostante tutto non posso dire che il libro sia né brutto né pessimo.

E’ il racconto di un personaggio, un protagonista stupido come un badile, che non accetta né la propria vita da umano e che solo alla fine pare aver compreso quella da vampiro, che vive trascinato dagli eventi e sembra sempre basito da quello che gli capita o che fa capitare. Il suo compare dovrebbe essere la faccia ignobile e meschina dell’immortalità, ma lo vediamo dalle scene col vecchio padre è solo un petulante insoddisfatto che non sa bene come agire.

Anche Armand, che dall’alto della vecchiaia dovrebbe aver raggiunto un qualche potere o conoscenza, è solo un temporeggiatore, che non prende il potere nel gruppo parigino per non avere responsabilità, che vivacchia insomma.

Brutto o bello che si pensi però è stata una lettura piacevole, breve e senza infamia.

Sparsi qua e là:

Intervista col vampiro – vol. 1 di Anne Rice

Dracula di B. Stoker

Twilight, libri o film

The Originals, serie tv

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One thought on ““Intervista col vampiro” di Anne Rice

  1. Madonna Eloisa ha detto:

    Ecco il centro perfetto fra me e Ross! 😀

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