Il Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki

Vorrei leggere qualcosa di tranquillo, che ne so, un romanzo lineare, semplice, che ti trasporti dalla prima all’ultima pagina in un’avventura interessante…

Bene, leggi qualcos’altro.

Comprato diecimila anni fa, nel periodo “leggiamo i classici” (e infatti arrivò in casa pure Don Chisciotte in edizione integrale in due volumi, che viene notoriamente usato per bloccare le porte in caso di bisogno o come ultimo volume della traballante fila di libri sopra la libreria), il Manoscritto venne adorato dal neurone per la complessità della storia, i continui pirlamenti nel manico e la sostanziale incapacità di arrivare da qualche parte mano a mano che il romanzo procedeva.
Praticamente il sunto di un’adolescenza da psicosi.

La storia?

Unknown-10C’era una volta un soldato, che in una catapecchia già saccheggiata in quel di Saragozza, trovò un manoscritto.
Il nostro eroe, fu fatto poi prigioniero dal nemico e gli venne concesso di trattenere quale effetto personale quei quaderni, e questa è la storia che vi si narra.
Un capitano delle Guardie Vallone deve raggiungere Madrid, essendo stato convocato dal Re, e per una questione di ONORE ONORE sceglie la via più breve anche se lo porterà ad attraversare lande desolate in mano ai briganti.
I suoi servitori spariscono ad uno ad uno (mentre lui, a cavallo, ciancia di cose inutili) e si ritrova a passare la notte in una locanda abbandonata per risvegliarsi, dopo una notte di bagordi con due eteree fanciulle che gli appaiono allo scoccar della mezzanotte, così dal nulla, sotto la forca degli impiccati.
Le due ragazze, che millantano una qualche parentela con il nostro giovane, iniziano a raccontare la storia della propria famiglia, il ramo africano dei Gomelez, che dominarono quelle terre nei tempi andati.

In teoria questa è la storia principale, ma poi il libro ti frega.

E il nostro cavaliere, per adempiere alla chiamata, ONORE ONORE, inizia ad incontrare personaggi su personaggi, che raccontano ognuno la propria storia, intramezzandola con la storia di qualcuno da loro incontrato, che a loro volta… racconta la storia della propria vita e di come alcuni avvenimenti abbiano influito su altri personaggi che celavano misteri e identità fasulle.

In pratica, un casino.

Un casino a tratti esilarante, però, e intrigante.
E meravigliosamente scritto, in quanto semplice e senza grosse pretese.
A voler esser sinceri, poi, la struttura a cascata agevola anche la lettura frammentata (tanto ogni capitolo parla di altro) anche se ad un certo punto, al decimo incastro, ti viene voglia di buttarlo dalla finestra o di usarlo per accendere il camino.

L’autore ne ha scritte diverse versioni, ha subito tagli, aggiunte e probabilmente ricopiature un po’ a caso ed è giunto a noi in una versione approssimativa dopo che l’autore si è suicidato. Mano a mano che gli eredi trovavano i pezzi sono stati incastrati.
Vedete voi…

Il neurone, alla seconda lettura, l’ha adorato, naturalmente.

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