Collettiva di Natale, Grandi Speranze di Charles Dickens (1)

Appuntamento di Dicembre, Capitoli da 1 a 8 

E di soppiatto siamo giunte al primo appuntamento con la nostra felice e entusiasta Lettura Collettiva (qui la pagina dell’evento).

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Pip ovvero Philip Pirrip è un orfano che vive con la sorella e il cognato fabbro in un paese ai margini di una palude; una vita miserabile, quella di Pip, che a sei anni si barcamena tra lo schivare le nerbate della sorella (che le suona di santa ragione pure al fabbro suo marito) e una specie di scuola tenuta da un’anziana signora a cui poco importa di insegnare qualsivoglia cosa a chiunque.
La Vigilia di Natale del 1812, al cimitero in visita alle tombe dei genitori e dei fratelli morti, Pip s’imbatte in un uomo spaventoso, un forzato che è riuscito ad evadere che lo costringe a procurargli cibo e a sottrarre a Joe una lima per aprire le catene.

Il piccolo Pip, che per questa volta definirò un ingenuo bambino vessato dalle circostanze, crede che la povera mamma defunta si chiamasse “Georgiana moglie del suddetto” (come riportato sulla lapide), quindi quando l’evaso lo minaccia di strappargli cuore e budella per mangiarsele, che fa? Ma il tesoro sottrae cibo e lima nella casa che lo ospita, senza denunciare la presenza dello sconosciuto nel cimitero e sperando che la sorella non lo meni al momento della scoperta del misfatto.

C’è da dire che con una botta di fortuna, stranamente estranea ai libri di C.T. ¹, al momento della cena, quando cioè il pasticcio di carne dovrebbe essere portato in tavola davanti agli ospiti, l’arrivo di uno squadrone di soldati salva il sedere del nostro Pip dalle bastonate.

Ed è uno degli ospiti della cena ad innescare quello che sarà l’evento che cambierà la vita del bambino: lo zio di Joe, un commerciante, comunica alla famiglia che Lei desidera un bambino che “vada a giocare” alla sua villa.
Ooooooh, tutti felici e grati, perché LEI altro non è che miss Havisham, una donna dei quartieri alti .
E quindi Pip, dopo un’energica lavata ed infilato negli abiti migliori (anche se un po’ strettini), salta sul calesse di Zio Pumblechook e se ne va a dormire in città.

L’indomani mattina viene dunque scaricato al cancello della magione, dove incontrano una ragazzina piuttosto superba che scopriamo essere Estella.
La casa è attorniata da un giardino piuttosto trascurato e tutte le finestre sono sbarrate, così che l’unica fonte di luce sono le candele.
Miss Havinsham è tutta di  bianco vestita, o meglio di quello che un tempo era bianco virginale ma che ora è solo ingiallito dal tempo, col velo in testa e ingioiellata, tale e quale ad una sposa decrepita.
Pip ed Estella fanno conoscenza giocando a carte, ma la ragazza è piuttosto brusca, cosa che fa piangere il bambino appena rimasto solo, giusto il tempo di accorgersi di quanto i luoghi che lo circondano siano in completo abbandono.

E questo è quanto, per questo mese.

Devo ammettere che dopo la “Prova” del Nostro Comune Amico ero un pochino timorosa e partivo prevenuta su C.T. e Grandi Speranze, ma per ora (complice forse la visione dell’ottima miniserie inglese) non sono né annegata nella noia né sono stata colta da istinto omicida nei confronti del libro (Stufa? A me!).
Si notano diverse ripetizioni, soprattutto nelle caratterizzazioni dei personaggi dovute forse al fatto che fu un racconto a puntate, ma spero che resti su questo binario e non diventi un patimento col passare dei mesi.
Sorridiamo, dai, al fatto che nessuno abbia da ridire al fatto che Pip a sei anni vada a “giocare” a casa di una vecchia pazza, che potrebbe anche mangiarselo a colazione o che la sorella lo pigli a bastonate se non dimostra abbastanza gratitudine; che bello, doveva essere, nascere nel 1800…

Alla prossima, dunque, torno a leggere Confusione di Neal Stephenson, che quello sì che è un gran libro!

¹ C.T. ovvero Carletto Tristezza, affettuoso nomignolo affibbiato al fu Charles Dickens.

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