Il racconto dell’ancella di M. Atwood

Devo dire la verità, non conoscevo questo libro e l’ho scoperto grazie alla serie tv (che non ho visto, maledetto nuovo lavoro…), ma la trame mi ha incuriosito subito per l’ambientazione.

41N16NuCboL._AC_US218_Siamo in un tempo parallelo, dove gli Stati Uniti d’America o una buona parte non esistono più in quanto devastati da cambiamenti climatici, bombe atomiche e guerre varie.
Esiste la Repubblica di Galaad, una dittatura totalitaria che ha fagocitato i diritti basilari principalmente delle donne, classificandole in base alla propria capacità riproduttiva: sono “grembi con le gambe”, come si autodefinisce la protagonista.
Hai avuto una figlio, prima? Sei utile e preziosa, diventerai un’ancella.
Le ancelle sono schiave, alla fin fine, schiave con alcune libertà e pochi vantaggi, utilizzate dai teocrati dello stato per ottenere quello che non possono avere naturalmente con le proprie mogli: figli, possibilmente sani.
Non hanno nome, solo patronimici seguiti dal nome del proprio Comandante, come degli oggetti e come oggetti vengono sostituite se dopo un tempo stabilito non adempiono al proprio compito, vestono di rosso e sono tenute separate dal resto della società, per proteggerle ma soprattutto per tenerle sotto controllo.

Difred, la protagonista, intermezza il proprio racconto con i ricordi del tempo che fu, quando era una donna libera con un marito e una figlia, un gatto, una vita apparentemente normale.
Entra nella casa del Comandante per procreare un erede che la vecchia moglie non è più in grado di mettere al mondo, e si sottopone alla Cerimonia, parola gentile per sottintendere che una volta al mese viene stuprata dall’uomo, seduta in grembo alla moglie ufficiale, perché così dice la Bibbia con la storia di Rachele e della schiava Bila.
Perché naturalmente, la Repubblica di Galaad si rifà alla Bibbia, alla pseudo religione come ragione di avere un futuro.

La storia di Difred, di cui non conosceremo mai il nome, è intramezzata dai ricordi, è confusa dalla consapevolezza di essere in balia degli eventi e probabilmente di venir tenuta sotto scacco dalla droga e dall’odio che pian piano s’intrufola nella sua mente.
Il Comandante, poi, con i suo comportamenti ambigui, di gentilezza ma di freddezza insieme, non l’aiuta a trovare un equilibrio.

Il Racconto dell’Ancella è un libro duro, anche coi molti sottintesi che lo popolano: le Ancelle sono schiave sessuali a cui viene fatto il lavaggio del cervello per renderle docili, e hanno la consapevolezza che il più piccolo sgarro sarà punito con la morte o la deportazione.
Non c’è salvezza e neppure speranza.
Fin dall’inizio, poi, è sempre presente l’idea che sia meglio quella vita a quello delle altre donne, relegate ad umili lavori domestici oppure date in sposa a uomini di rango inferiore e costrette ad una vita miserabile e di povertà.
Ed è questo il fulcro del libro e la terribile verità: la procreazione come salvezza, la rinuncia al proprio figlio per continuare a vivere.

Difred però avrà probabilmente un futuro.
Un seguito di cui noi non sapremo nulla, ma che riaccende la speranza di una vita vera, perché il mondo, al di fuori della Repubblica di Galaad, ha continuato ad esistere.

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